PEGASO IMMOBILIARE di Elisabetta Senesi
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Anche la casa è social! Nasce un nuovo modo di condividere l’abitare.

Anche la casa è social! Nasce un nuovo modo di condividere l’abitare.

Internet ha stravolto il mondo della comunicazione. Nel corso degli ultimi venti anni la nostra società è cambiata profondamente e, con lei, il modo di stringere amicizie e di lavorare.

Siamo tutti attenti alle novità, aggiornati costantemente ed in tempo reale, pronti a condividere ciò che ci accade quotidianamente sui social.

Non ultimo, è cambiato il modo di concepire la casa. Comincia a diffondersi dal Nord Italia la filosofia del cohousing o abitare collaborativo. Pegaso Immobiliare ti spiega in cosa consiste.

Se vogliamo dare un’immagine complessiva di questo fenomeno, si può sintetizzare il cohousing dicendo che si tratta di una forma abitativa più partecipata, nata da un nuovo stile di vita. Alla base di tutto c’è la scelta di condividere alcuni spazi e servizi e dedicarsi alla collaborazione tra le persone e ai buoni rapporti di vicinato.

Questi progetti, da realizzare in nuove costruzioni o attraverso il recupero del patrimonio edificato esistente, prevedono complessi abitativi composti da alloggi privati corredati da spazi comuni destinati alla condivisione da parte di più nuclei familiari, che utilizzano la lavanderia, la stanza dei giochi per i bambini, l’orto, il giardino, la sala dedicata al lavoro…tutto in comune.

Negli ampi spazi in comune è possibile incontrarsi e vivere in modo solidale e sostenibile, in equilibrio tra l’autonomia della casa privata e la socialità.

Vivere in un appartamento piccolo per poi usufruire di aree condivise va incontro alle esigenze di economicità e sostenibilità di molti. Questo modello abitativo è nato negli anni Sessanta nel Nord Europa (in Danimarca per la precisione) e poi si è diffuso in molti altri Paesi. Solo da pochi anni se ne parla anche in Italia, dove l’abitare collaborativo parte in particolare da Piemonte e Lombardia, come risposta alle esigenze di chi vive in grandi città, ma ci sono progetti anche in Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Toscana.

Il cohousing italiano.

Che Milano si confermi la città italiana più all’avanguardia anche in questo campo, non è una novità. Proprio qui tra il 2007 e il 2009 è stato realizzato l’Urban Village Bovisa, il primo complesso per l’abitare collaborativo in Italia. Gli abitanti delle 32 unità abitative hanno vari servizi comuni come l’orto, la lavanderia-stireria, la piscina-solarium, l’asilo e il car-sharing. L’abitare social è al centro di altri progetti e l’attenzione per il cohousing è testimoniata anche da eventi dedicati. A giugno 2017 ad esempio, sempre a Milano, si è tenuta la Terza edizione di Experimentdays, la fiera dedicata alle nuove forme dell’abitare sociale organizzata da Housinglab (un’associazione per l’abitare collaborativo). In questa sede è stata presentata una prima mappatura del cohousing in Italia. I progetti sono promossi soprattutto da giovani coppie, pronti a sperimentare la collaborazione con gli altri abitanti dall’ideazione dello stabile all’abitazione stessa.

Il cohousing può avere varie forme e infinite possibilità di svilupparsi. Si spazia da progetti di condominio solidale a villaggio cooperativo, da coabitazione giovanile fino a residenza temporanea. Ciascuno di questi interventi avrà caratteristiche differenti, e vedrà in campo differenti forme giuridiche.

Se Milano non stupisce più per la sua modernità, forse resterai piacevolmente sorpreso nello scoprire che anche nel territorio di Pisa è stato realizzato un progetto di cohousing.

Si tratta di Cohlonia a Calambrone, costruita a due passi dal mare tra 2008 e 2010 dal recupero di una ex colonia degli anni ‘70, Ex Villa Rosa Maltoni Mussolini. Ad oggi è uno dei luoghi d’eccellenza per quanto riguarda il cohousing in Italia.

In effetti la qualità abitativa per chi vive nei 60 alloggi è davvero alta. I servizi in condivisione sono molti e vari: dalla palestra al parco di 24.000 mq con una piscina scoperta, dal deposito mare e piscina (90 mq) alla biblioteca e mediateca, all’area giochi per i bimbi, alle camere per gli ospiti, alla ciclofficina. Gli appartamenti sono stati destinati in parte alla vendita (e sono stati acquistati sia come prima che come seconda casa) e in parte all’affitto, con un modello di club residenziale ad alto valore aggiunto per i residenti e per i vacanzieri, che possono soggiornare in un luogo bello e intenso nelle relazioni di buon vicinato.

E tu che cosa ne pensi? Ti piacerebbe sperimentare un nuovo modo di abitare, più social?

Sicuramente nei prossimi mesi sentiremo ancora parlare di cohousing… chissà se ci saranno ulteriori sviluppi a riguardo!?

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A presto con un nuovo post!

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